Progressiva riduzione della deducibilità  dei premi di polizze vita, morte, invalidità  e infortuni

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La deducibilità dei premi per polizze vita (ante 2000), caso morte o invalidità  permanente non inferiore al 5% o infortuni scende dai vecchi 1.291,14 per l’anno 2012 ad euro 630,00 per l’anno 2013.

Dal 2014 la deducibilità  di tali polizza scenderà  ad euro 530,00 e così dovrebbe rimanere  a regime.

Questa modifica tributaria svuota completamente la convenienza fiscale di queste polizze. Le motivazioni per stipulare tali polizza tornano ad essere quelle delle origini: una polizza caso morte sarà  stipulata con il solo scopo di fornire una provvista finanziaria ai beneficiari al momento della scomparsa del contraente; una polizza infortuni sarà  stipulata solo per ottenere una diaria giornaliera in caso di invalidità  temporaneo o un capitale in caso di invalidità  permanente così come avviene per le polizze malattia che sono totalmente indeducibili dalla dichiarazione dei redditi.

Il governo ha ritenuto di non continuare a finanziare con soldi pubblici polizze private. Pur essendo condivisibile la motivazione sarà  poco apprezzato il metodo da chi in passato ha stipulato la polizza facendo fede sulle leggi vigenti e quindi calcolando anche la convenienza fiscale negli anni e che invece adesso, di colpo, viene a mancare.

La strada della Grecia verso la ripresa: iva al 13%

E’ nota a tutti la profondità  della crisi in cui è precipitata la Grecia a causa di 30 anni di dissennato sperpero delle risorse pubbliche. In questa nazione sono state adottate misure durissime per riportare i conti a posto alzando l’iva al 23% e le altre imposte a livelli altissimi, licenziando dipendenti pubblici, abbattendo gli stipendi e le pensioni, adottando misure antievasione estreme ecc.. Queste misure di austerità  imposte dall’Europa hanno sistemato il bilancio dello stato al prezzo di forte disoccupazione e povertà  dilagante, crollo verticale dell’economia, cancellazione di molti servizi pubblici, disordini sociali.

Dopo tante lacrime e sangue il governo greco ha intrapreso una nuova strada di rilancio e ha abbattuto l’aliquota iva ordinaria di 10 punti abbassandola al 13%. Questo innescherà  maggiore competitività  dei prodotti e servizi greci favorendo una solida ripresa basata sulla più grande ricchezza della Grecia: il turismo.

Gli italiani sperano che la classe dirigente italiana sappia leggere ed imparare dalla storia della Grecia e riesca ad adottare misure forti per riportare i conti dello Stato a posto agendo sulla spesa pubblica inefficiente ed in particolare sui 90 miliardi di interessi annui che paghiamo sul debito pubblico senza continuare ad aumentare le aliquote.

Alzare l’iva dal 20% al 21% ha prodotto una riduzione di imposta versata di 3,8 miliardi di euro. Per compensare questo mancato introito lo Stato porta l’aliquota al 22%. Nessuno può pensare che in questo momento di recessione economica possano aumentare le entrate in questo modo. Forse portarla l’iva al 13% come in Grecia costerebbe una decina di miliardi il primo anno ma l’effetto positivo sui consumi e la competitività  negli anni successivi sarebbe enorme.