Archivi categoria: Iva

Forfettari e fatturazione elettronica nel 2019

I possessori di partita  iva in regime forfettario dal 1/1/2019:

  • potranno continuare ad  emettere le proprie fatture di vendita in modalità cartacea senza  nessuna variazione rispetto al 2018, salvo che il cliente con elevata forza contrattuale pretenda la fattura elettronica;
  • I fornitori emetteranno fattura elettronica;
  • la conservazione a norma delle fatture di acquisto e vendita elettroniche dovrà essere digitale mentre per quelle di vendita cartacea rimane cartacea;

Black list

lista paesi Black list costi sempre indeducibili: Andorra, Bahamas, Barbados, Barbuda, Brunei, Gibuti (ex Afar e Issas), Grenada, Guatemala, Hong Kong, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Vergini statunitensi, Kiribati (ex Isole Gilbert), Libano, Liberia, Liechtenstein, Macao, Maldive, Nauru, Niue, Nuova Caledonia, Oman, Polinesia francese, Saint Kitts e Nevis, Salomone, Samoa, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Sant’Elena, Sark (Isole del Canale), Seychelles, , Tonga, Tuvalu (ex Isole Ellice), Vanuatu.

Societa’ inglese senza VAT (partita IVA)

L’operatore italiano, soggetto passivo IVA, che effettua operazioni con un cliente comunitario in regime dei minimi privo di partita IVA (quindi non soggetto passivo IVA) si trova davanti 2 alternative:

  1. il cliente comunitario preventivamente chiede l’attribuzione al proprio stato di appartenenza l’attribuzione della VAT, diventato soggetto passivo IVA. In questo caso l’operatore italiano non applicherà l’IVA e includerà l’operazione nell’elenco INTRASTAT;
  2. il cliente comunitario al momento dell’operazione è privo di partita IVA. In questo caso l’operatore italiano deve trattare il cliente comunitario come un privato applicando l’iva italiana ed escludera’ l’operazione dall’elenco INTRASTAT. Infatti le normative europee presuppongono che ogni operazione tra operatori di Stati membri deve essere incisa dall’Imposta sul Valore Aggiunto.

Reverse charge: chiarito il punto sulle manutenzioni

In riferimento al nuovo art. 17 c. 6 lettera a)-ter DPR 633/72 che amplia l’applicazione del meccanismo dell’INVERSIONE CONTABILE o Reverse charge sono giunti dall’Amministrazione e dalla dottrina i chiarimenti auspicati relativi alle manutenzioni e riparazioni.

E’ assodato che sono soggetti al reverse charge anche le manutenzioni e riparazioni eseguite sugli edifici da parte delle ditte edili, degli idraulici e degli elettricisti come previsto dai relativi codici ATECO.

Ritengo opportuno riportare la definizione di Edificio fornita con la risoluzione 46/E/1998 dall’Agenzia delle Entrate: “edificio e fabbricato si intende qualsiasi costruzione coperta isolata da vie o da spazi vuoti, oppure separata da altre costruzioni mediante muri che si elevano, senza soluzione di continuità, dalle fondamenta al tetto, che disponga di uno o più liberi accessi sulla via, e possa avere una o più scale autonome“.

Questa è una definizione più restrittiva rispetto al concetto di bene immobile, pertanto sono esclusi terreni, giardini, impianti fotovoltaici a terra, parcheggi e piscine salvo che non siano integrati nella struttura di un edificio.

Solo a titolo esemplificativo elenco alcune prestazioni che la dottrina ritiene escluse dal reverse charge:

  • costruzione di un nuovo edificio;
  • ristrutturazione, restauro e risanamento di un edificio di tipo lettera C) e D);
  • installazione di impianto di irrigazione di un giardino (salvo che non sia un giardino pensile);
  • installazione e manutenzione di impianti idraulici ed elettrici di piscine (salvo che non siano collocate su un terrazzo);
  • lavorazioni c/terzi (es. assemblaggio);

Reverse charge: novità 2015

A partire dal 1/1/2015 la legge di Stabilità ha esteso il meccanismo del reverse charge alle seguenti situazioni:

  • servizi di pulizia;
  • demolizioni;
  • installazione di impianti;
  • completamento di edifici.

Il reverse charge deve essere applicato in ogni caso: sia che la prestazione sia resa dal subappaltatore verso l’impresa di costruzioni, verso l’appaltatore principale, verso un’altro subappaltatore o un general contractor. Sono esclusi i privati a cui si applica l’Iva secondo legge.

Il lavori devo essere eseguiti su un edificio.

elenco alcuni esempi non esaustivi di lavori soggetti al nuovo reverse charge:

  • sabbiatura di pareti esterne di edifici;
  • pulizia di edifici;
  • servizio di disinfestazione;
  • demolizioni relative ad edifici (escluse le demolizioni di altri manufatti);
  • installazione di impianti elettrici, elettronici, idraulici, di riscaldamento, di condizionamento, antincendio, distribuzione gas, depurazione piscine, irrigazione giardini relativi a edifici;
  • lavori di isolamento termico, acustico, intonacatura, imbiancatura, pavimenti, rivestimenti, controsoffitti, cartongesso;
  • posa in opera di casseforti, infissi, pareti in muratura, pareti mobili, ascensori e scale mobili.

Dovrà essere chiarito dall’Amministrazione finanziaria se le manutenzioni e riparazioni rientrano nell’applicazione del nuovo reverse charge.

Salvo che non i lavori non rientrino nel reverse charge dei lavori edili “art. 17 c. 6 lettera a) DPR 633/72” nelle fatture dovrà essere riportata la dicitura “INVERSIONE CONTABILE” e l’iva non dovrà essere addebitata dichiarando “Operazione senza addebito IVA ai sensi del “art. 17 c. 6 lettera a)-ter DPR 633/72“.

Il committente che riceve la fattura provvederà ad integrare la  fattura con l’iva al 4%, al 10% o al 22% in funzione del tipo di edificio e alle condizioni soggettive del committente.

Elementi essenziali della fattura

L’art. 21 del DPR 633/1972 stabilisce gli elementi minimi che deve contenere una fattura, affinché possa essere considerata validamente emessa.

Si invitano i gentili clienti a prestare la massima attenzione anche al contenuto delle fatture ricevute, in quanto l’assenza di anche di uno solo degli elementi, può comportare l’indetraibilità dell’IVA ivi indicata e l’indeducibilità dell’imponibile.

In particolare si segnala che a volte la descrizione dei beni e delle prestazioni ricevute non è esaustiva o completa o dettagliata o non è ben specificata e questo non consente la verifica dell’inerenza del costo all’attività d’impresa o professionale.

Nei casi più gravi l’amministrazione finanziaria può altresì contestare la falsa fatturazione, con risvolti di carattere anche penale (art. 2 e 3 D.Lgs. 74/2000).

Elementi minimi di una fattura:

  1. data di emissione;
  2. numero progressivo che la identifichi in modo univoco;
  3. ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cedente o prestatore, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti;
  4. numero di partita IVA del soggetto cedente o prestatore;
  5. ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti;
  6. numero di partita IVA del soggetto cessionario o committente ovvero, in caso di soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’Unione europea, numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento; nel caso in cui il cessionario o committente residente o domiciliato nel territorio dello Stato non agisce nell’esercizio d’impresa, arte o professione, codice fiscale;
  7. natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione;
  8. corrispettivi ed altri dati necessari per la determinazione della base imponibile, compresi quelli relativi ai beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono di cui all’articolo 15, primo comma, n. 2;
  9. corrispettivi relativi agli altri beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono;
  10. aliquota, ammontare dell’imposta e dell’imponibile con arrotondamento al centesimo di euro;
  11. data della prima immatricolazione o iscrizione in pubblici registri e numero dei chilometri percorsi, delle ore navigate o delle ore volate, se trattasi di cessione intracomunitaria di mezzi di trasporto nuovi, di cui all’articolo 38, comma 4, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427;
  12. eventuale annotazione che la stessa. è emessa, per conto del cedente o prestatore, dal cessionario o committente ovvero da un terzo.
  13. totali imponibili distinti per aliquote o titolo di esenzione/non imponibilità/fuori campo iva.

Le fatture in lingua straniera dovono essere tradotte in italiano a richiesta dell’amministrazione finanziaria.

Altre normative prevedono una ulteriore lunga lista di elementi.

A titolo di esempio ricordo che le società iscritte nel Registro delle Imprese hanno l’obbligo di indicare in fattura:

  • l’ufficio del registro delle imprese presso il quale è registrata la società;
  • il numero di iscrizione al registro;
  • per le società di capitali, il capitale sociale;
  • per le società a responsabilità limitata, l’indicazione dell’eventuale unico socio;
  • l’eventuale stato di liquidazione della società.

Un elemento che non deve necessariamente essere indicato in fattura ma che deve comunque essere acquisito ai fini della comunicazione polivalente (spesometro/intrastat/black list) è il codice fiscale dei clienti. Tanto vale inserirlo subito in fattura.

Scheda carburanti.

La vera scheda carburanti: ecco la ricetta segreta:

  • La data, il tipo di carburante, il prezzo, il timbro e la firma devono essere apposti dal gestore del distributore e non dal conducente; se la firma e la calligrafia di questi elementi è disconosciuta dal gestore la scheda è falsa;
  • Se la scheda è formalmente corretta, ma riporta quantità  di carburante tali da rendere assurdo il consumo del mezzo (1,73 km/l) la scheda è falsa;
  • Se la scheda riporta date in cui il distributore privo di self service era chiuso la scheda è falsa;
  • Se la scheda carburanti risulta essere falsa la Cassazione ritiene falsa la dichiarazione IVA e quindi applicabile la relativa pena da 18 mesi a 6 anni di reclusione.

Ritengo quindi imperativo seguire alla lettera questa procedura:

  1. al inizio del trimestre il conducente deve indicare sulla scheda, anche con timbro, i dati della ditta, la targa del mezzo e il trimestre in corso e i km iniziali;
  2. ad ogni rifornimento deve sempre far compilare al gestore la data, il tipo di carburante, il prezzo pagato, la firma per esteso e il timbro della stazione di rifornimento;
  3. al termine del trimestre deve assolutamente indicare i Km finali.
  4. In caso di rifornimento self service è necessario tornare successivamente al distributore e procedere con il punto 2.

Numerose sentenze di Cassazione hanno stabilito che anche il semplice concorso morale o il solo conforto del cliente che commette reato (esempio deduce una scheda carburanti falsa) può provocare il coinvolgimento penale del commercialista (da 6 mesi a 6 anni di reclusione). Quindi potranno essere dedotte fiscalmente esclusivamente le schede complete  di ogni dato e conformi alla norma.

Novità  in materia di Fatturazione.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La L. 24.12.2012, n. 228 (legge di Stabilità  2013) introduce numerose novità  in materia di fatturazione, applicabili alle operazioni effettuate a partire dal 1.01.2013.

Occorre indicare il numero progressivo della fattura che la identifichi in modo univoco. Si ritiene che la fattura sia univoca anche se  identificata in ragione dell’anno di emissione. Così, ad esempio, la fattura n. 1/2013 è univoca rispetto alla fattura n. 1/2014. Per coloro che adottano, invece, una numerazione delle fatture con distinte serie di numerazione, con conseguente adozione di specifici registri sezionali, dovranno essere osservate le predette modalita’  di numerazione per ogni serie di numerazione (es.: fattura n. 1/2013/A, 2/2013/A, 3/2013/A, ecc.).

La risoluzione 1/E del 10/1/2013 ha precisato che saranno giudicati corretti tutti i seguenti metodi di numerazione delle fatture:

Fattura n. 1 del 2.1.2013;Fattura n. 2 del 3.1.2013;ecc

NUMERAZIONE CORRETTA

Fattura n. 1/2013 del 2.1.2013;Fattura n. 2/2013 del 3.1.2013;ecc. NUMERAZIONE CORRETTA
Fattura n. 80 del 31.12.2013;Fattura n. 81 del 3.1.2014;ecc. NUMERAZIONE CORRETTA
Fattura n. 44/2013 del 31.12.2013;Fattura n. 45/2014 del 3.1.2014;ecc. NUMERAZIONE CORRETTA

Le fatture emesse dal cedente o prestatore di servizi per operazioni in reverse charge (es.: contratti di subappalto nel settore edile, cessioni di fabbricati strumentali, cessioni di cellulari, ecc.) devono contenere l’annotazione “inversione contabile”.

La fattura elettronica è equiparata alla fattura cartacea. La fattura elettronica è subordinata all’accettazione da parte del destinatario e si considera emessa al momento della trasmissione o della messa a disposizione al cessionario o committente. E’ possibile emettere la fattura c.d. semplificata per tutte le operazioni di ammontare non superiore a  100,00 (e per le note di variazione di cui all’art. 26 del D.P.R. 633/1972). Un apposito decreto ministeriale potrebbe elevare il limite per l’emissione della fattura semplificata fino a 400,00 euro, ovvero consentire l’emissione senza limite di importo per le operazioni effettuate in specifici settori o da specifiche tipologie di soggetti.

Pur essendo data questa possibilità, sconsiglio vivamente di emettere fatture “semplificate” perché in realtà  rendono difficile se non impossibile la registrazione in contabilità  di questi documenti.

Consiglio invece di mantenere il precedente metodo di numerazione delle fatture e non adottare i metodi introdotti dalla nuova normativa.